ARMATEVI E SPARATE…

La vicenda dei coniugi abruzzesi massacrati di botte nella loro villetta di Lanciano, per una rapina di poche migliaia di euro, può essere un caso di scuola sulla corsa all’armamento domestico che negli ultimi anni sembra una delle attività preferite dagli italiani. I responsabili dell’efferata rapina sono stati tutti arrestati, sono romeni ed hanno confessato. Le vittime hanno dichiarato di ritenersi fortunate a non avere in casa nessuna arma, altrimenti sarebbero state uccise. Il ministro dell’Interno ha invece sostenuto che quanto avvenuto rende ancora più urgente una riforma in modo da rendere più facile l’uso delle armi in casa, per salvaguardarsi dagli aggressori. La giustificazione a difendersi comunque, anche fino all’uccisione del malfattore intruso, è che se un malintenzionato entra a casa nostra per commettere un reato, sa a che pericolo va incontro, quindi lo fa a suo rischio e pericolo: se vuole sopraffare la nostra famiglia è giusto considerare legittimo l’uso della forza nei suoi confronti. Il ragionamento è condiviso da oltre la metà degli italiani. Alcuni sondaggi hanno rilevato che il 40 per cento degli italiani ritiene che debbano essere meno rigidi i criteri per possedere un’arma da fuoco e oltre la metà (56,3 per cento) utilizzerebbe un’arma per difendersi. Dalle dichiarazioni raccolte da Censis ed Eurispes, emerge che aumenta la sensazione di insicurezza, mentre i dati ufficiali dimostrano che il numero dei reati commessi è in calo. Secondo le cifre del ministero dell’Interno, lo scorso anno c’è stata una riduzione del 9,2% dei delitti in Italia (2.457.764) e il trend è confermato dai parziali di quest’anno, che indicano una diminuzione del 7,5 per cento delle persone denunciate o arrestate per un qualsiasi delitto. Scendono le rapine (-5,5%), le estorsioni (-9,1%), i furti (-8,1%) e i reati connessi alla droga (-3,3%). L’unico aumento è legato alle violenze sessuali (+8%). Un dato che potrebbe far comprendere la maggiore insicurezza potrebbe essere quello relativo a chi commette i reati: la maggioranza è composta da delinquenti italiani (68,1%), anche se il pensiero corre subito agli stranieri i quali, percentualmente, delinquono più dei nostri connazionali: rappresentano l’8 per cento della popolazione eppure sono responsabili del 31,9 per cento dei reati. 

«Mi compro una bella pistola e guai a chi entra a casa, perché gli sparo!». È questa la frase più ricorrente. Intanto, non è così semplice acquistare legalmente un’arma; eppoi, siamo davvero certi che sapremmo usarla all’occorrenza? Per essere “all’altezza” sono sempre più numerosi gli italiani che si recano al tiro a segno per imparare a maneggiare una pistola. Ci sono 263 sezioni del tiro a segno nazionale e una sessantina di poligoni privati sparsi dalle Alpi a Lampedusa. Si va a scuola di maneggio armi mentre si chiede il permesso per detenerle a casa o il porto d’armi ((le licenze rilasciate sono aumentate del 14 per cento circa). In un rapporto dell’Eurispes si legge che oltre dieci milioni di connazionali dichiara di possedere legalmente un’arma. Le licenze per difesa personale sarebbero invece circa 34 mila, più 50 mila per le guardie giurate, circa 800 mila licenze di caccia e 178 mila licenze per tiro a volo. Per ottenere il porto d’armi occorre presentare la domanda in Questura o alla Prefettura, allegando un certificato anamnestico del medico di base, che attesta la sanità psico-fisica dell’individuo, che non deve fare uso di sostanze stupefacenti, psicotrope o alcol. La Asl competente territorialmente effettua poi verifiche ulteriori.

C’è poi la scelta dell’arma, generalmente una pistola, perché più maneggevole. Le più richieste sono l’italiana Beretta APX e l’austriaca Glock, simili tra loro per leggerezza, agilità nell’impugnatura e capacità di fuoco. I prezzi partono dai 400 euro per le pistole usate (o a piombini o aria compressa, per le quali non occorre nessuna licenza). Inutile dire che su Internet si trovano a bizzeffe siti più o meno in regola che le smerciano. E quello della vendita è un aspetto che nessuno considera, ma che fa girare milioni. Il settore armiero rappresenta comunque uno dei più importanti del Paese. In Italia ci sono 2.264 imprese, tra produttori finali di armi, componenti e munizioni, produttori specializzati, fornitori e aziende nei settori ausiliari, come produttori di macchinari, imprese logistiche e rivenditori. Gli ultimi dati ufficiali disponibili da parte dell’Associazione Nazionale Produttori Armi e Munizioni Sportive e Civili (ANPAM), risalenti a diversi anni fa, stimano il giro d’affari in 7,293 miliardi di euro, corrispondenti allo 0,44% del Pil nazionale. Il settore, che dà lavoro a oltre 94-274 addetti, è in crescita del 19% rispetto al 2010, grazie soprattutto all’export che incide per il 90,3% (+6,3% rispetto al 2010). L’Italia vende moltissimo a Norvegia (389 milioni), Singapore (381 milioni), ma anche a Usa (344 milioni), Emirati Arabi (304 milioni) e Turchia (128,7 milioni).

Detto questo, due considerazioni, la prima di carattere statistico, la seconda psicologico. Negli Usa, dove comprare un’arma è molto semplice, si è arrivati in un anno a 14 mila omicidi volontari con un’arma da fuoco (4,5 ogni centomila abitanti), contro i 150 avvenuti nello stesso periodo in Italia, dove le norme sono molto restrittive, con un’incidenza dello 0,2 per 100 mila abitanti. Come dire: più armi più omicidi. Infine, siamo davvero sicuri che avremmo la meglio contro i malintenzionati che dovessero entrare a casa? Perché il punto è proprio questo: se seguiamo le norme di legge o il nostro istinto di persone pacifiche, verremmo molto probabilmente sopraffatti da chi delinque per indole e professione. Quindi, prima di tutto, occorrerebbe scoprire che tipo di animo è il nostro e, qualora fossimo appena appena indecisi se sparare a qualcuno, sarebbe meglio desistere. Perché: o si va decisi fino in fondo, oppure ha detto bene il mite e sfortunato dottor Carlo Martelli: “Se avessimo avuto un’arma ci avrebbero uccisi”.

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