BUSTE A PAGAMENTO, IL MINORE DEI MALI

Quanta cagnara per 9-12 euro in più di spesa all’anno per le famigerate buste di plastica in cui mettere la frutta al supermercato! Li si doveva far pagare perché lo chiede l’Unione europea e noi ci siamo allineati in ritardo; è necessario che siano biodegradabili, altrimenti si inquina troppo. Era così semplice, costa così poco, eppure c’è stata una mezza rivoluzione (solo a parole, però). Il fatto è che non sono tanto i 9-12 euro, quanto il come è avvenuto ed è stato comunicato il provvedimento e, soprattutto, perché quella manciata di spiccioli rappresenta la classica goccia che fa traboccare il vaso. Già, perché va detto che si tratta del più infinitesimale tra gli aumenti che da quest’anno (come tutti gli anni) attentano (nel senso che compiono un attentato) alle nostre tasche. Intanto, va detto che quei soldi già si spendevano, perché rientravano nei costi di esercizio che l’impresa poi “spalma” sui prezzi finali dei prodotti. Quindi, ora si pagano due volte perché nessuno cancellerà quella voce occulta del passato, ma aggiunge, ben visibile sullo scontrino, il costo del sacchettino. Poi, sorge il dubbio di qualche favoritismo. Infatti, è stato anche detto che è una questione igienica: allora, perché, in entrambi i casi, dal fruttivendolo si può imbustare tale e quale a prima? Solito mistero italico…

Non è un mistero, invece, che quest’anno ogni famiglia spenderà in media circa mille euro in più per ottenere gli stessi (dis)servizi.  La somma orientativa tiene conto di una media emersa tra le stime fatte da diverse associazioni di consumatori (Adusbef, Codacons, Federconsumatori ecc.). La botta principale la prenderanno i pendolari, sia quelli che possono usare i mezzi pubblici (treni e autobus porteranno via 75 euro in più) sia gli altri. Immediato e più veloce di tutti, è stato dal primo gennaio l’aumento dei pedaggi autostradali che sono stati consentiti alle società concessionarie. Quelle che hanno ottenuto i maggiori aumenti sono: RAV (Tratta Aosta Ovest – Morgex, 52,69 per cento), Strada dei Parchi (+12,89%), Autostrade Meridionali (5,98%), Torino-Milano (+8,34%), Milano Serravalle (+13,91%). Tutte le altre si accontentano di un +3 per cento, tranne la Asti-Cuneo: 0,00 per cento!!!! Una bella botta per i pendolari che in alcuni casi vedranno il 30 per cento del loro stipendio disperdersi tra un casello e l’altro. Costeranno di più anche il solito carburante per autotrazione (157 euro, praticamente, tre pieni!), e l’abbinata luce-gas. L’Autorità per l’Energia ha calcolato un incremento medio del 5,3% per l’elettricità e del 5% per il gas. Tradotto in soldoni, 79 euro (51 per il gas, 28 per la luce), ma non è escluso che si possa arrivare addirittura a 93 euro. La colpa è sempre degli altri: in questo caso del dimezzamento della capacità del gasdotto Italia-Olanda (sarà vero? Chi lo controlla?). Ancora: gli aumenti di prezzo stimati per generi alimentari incideranno sui bilanci familiari per 163,70 euro, un aumento su base annuale dell’1,70%; per spedire una raccomandata per l’Italia occorreranno 50 centesimi in più e per l’estero 65. Il servizio per la raccolta dei rifiuti salirà di 49 euro e quello per la distribuzione dell’acqua di 24,20. Eppoi ci sono tanti altri aumenti sparsi: l’assicurazione dell’automobile (+25 euro, tanto per gradire), ticket sanitari (+55 euro), mense e libri scolastici (97 euro). C’è poi il capitolo cellulari e Sky: queste aziende stanno elaborando il sistema per far fronte all’obbligo di tornare alla fatturazione annuale. Infatti, da qualche mese e fino ad aprile le fatture riguardano un periodo di 4 settimane, cioè 13 in un anno. Un espediente che aveva di fatto aumentato i loro introiti (e le nostre spese) dell’8,6 per cento. Ora che dovranno tornare alla fatturazione mensile (quindi, 12 bollette mensili o sei bimestrali), qualcuno si aspetta che dicano addio all’importo di quella fattura in più che porta milioni? Inoltre, ci sono le quote dei vari ordini professionali. Alcuni hanno deciso di non procedere ad alcun aumento, come quello dei giornalisti, data la crisi che strangola il settore. Ma gli altri? Infine, non si hanno notizie di aumenti degli importi delle multe per gli automobilisti indisciplinati, ma molti Comuni hanno già previsto nei bilanci somme superiori al passato (fino al 15 per cento). Ciò significa maggiori controlli e tolleranza zero, per incassare di più.

A proposito di crisi e aumenti: non è diventato definitivo in questa legislatura il blocco triennale (scadeva a fine 2017) degli stipendi dei 2.200 dipendenti di Camera e Senato della Repubblica Italiana. Il che significa che salta il tetto dei 240 mila euro l’anno (che interessa 60 dei 137 funzionari apicali) e torneranno in auge i vecchi stipendi anche di barbieri (da 99 mila fino a 136 mila euro l’anno), informatici (da 106 a 156 mila) e consiglieri parlamentari (fino a 358 mila euro) che sono al servizio degli onorevoli deputati e senatori. È una buona notizia, o no?

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