LA PEGGIORE BUROCRAZIA D’EUROPA

Per organizzare meglio l’attività dello Stato, l’imperatore romano Claudio (10 aC-54 dC) ricorse a una serie di accorgimenti che spostarono il potere e la gestione dal Senato a un corpo di funzionari che agivano da cuscinetto tra il potere la società. Questo, detto in parole povere, è quello che chiamiamo burocrazia. Cioè l’organizzazione di persone e risorse destinate alla realizzazione di un fine collettivo secondo criteri di razionalità, imparzialità e impersonalità. Da allora, tutti gli Stati si sono dotati di una struttura simile. Napoleone Bonaparte riuscì a realizzare un apparato burocratico estremamente accentrato, snello e ben funzionante. Ma quello era Napoleone… Letteralmente, burocrazia significa potere dell’ufficio, essendo la derivazione del francese “bureau” (ufficio) con il greco “krátos” (potere). Per il vocabolario è “il complesso dei pubblici funzionari”, ma per il normale cittadino è la croce da portare addosso nel corso della sua vita, tanti sono gli inghippi, i cavilli, gli intralci che pone ogni giorno nel rapporto con la pubblica amministrazione (Pa). Ora, accade che in talune nazioni la burocrazia risponda alle intenzioni di Claudio e sia organizzata alla maniera di Napoleone. In questo caso le cose funzionano. Da noi, purtroppo, non è così, tanto che tra i 19 Paesi dell’area Euro l’Italia è al penultimo posto in quanto a efficienza della burocrazia. Peggio sta solo la Grecia. A certificare quello che ognuno di noi capisce e vive sulla propria pelle, è stata la CGIA di Mestre, prendendosi la briga di esaminare quello che avviene nelle altre nazioni, attraverso l’esame di dati della Commissione europea in merito all’indice europeo sulla qualità dei servizi offerti dagli uffici pubblici. L’ Indice della qualità della Pubblica Amministrazione è il risultato di un mix di quesiti posti ai cittadini che riguardano la qualità dei servizi pubblici, l’imparzialità con la quale questi vengono assegnati e la corruzione.

Se la Finlandia, i Paesi Bassi e il Lussemburgo sono, nell’ordine, ai primi tre posti della graduatoria, Slovacchia, Italia e Grecia la chiudono. Sarebbe comunque sbagliato generalizzare, non tutta la nostra amministrazione pubblica è di bassa qualità. La sanità al Nord, molti settori delle forze dell’ordine, diversi centri di ricerca e istituti universitari assicurano delle performance che non temono confronti con il resto d’Europa. Nonostante ciò, il livello medio complessivo è preoccupante. L’incomunicabilità, la mancanza di trasparenza, l’incertezza giuridica e gli adempimenti troppo onerosi hanno generato una profonda incrinatura, soprattutto nei rapporti tra le imprese e i pubblici uffici, che ha provocato l’allontanamento di molti operatori stranieri che non intendono più investire in Italia, anche per il nostro sistema burocratico”.

Ad avvalorare la posizione di coloro i quali sostengono che per il sistema paese è imprescindibile avere una macchina statale che funziona bene, sono particolarmente interessanti anche i dati elaborati dall’Ocse. Infatti, secondo questa organizzazione internazionale, la produttività media del lavoro delle imprese italiane è più elevata nelle zone con una più efficiente amministrazione pubblica. Purtroppo, i tempi e i costi della burocrazia sono diventati una patologia che caratterizza negativamente una larga parte del paese. In particolar modo le imprese italiane, essendo prevalentemente di dimensioni medio-piccole, hanno bisogno di un servizio pubblico efficiente ed economicamente vantaggioso, in cui le decisioni vengano prese senza ritardi e il destinatario sia in grado di valutare con certezza la durata delle procedure. Altrettanto preoccupanti sono i risultati dell’indagine campionaria condotta da Eurobarometro (Commissione europea) sulla complessità delle procedure amministrative che incontrano gli imprenditori dei 28 paesi dell’Unione. L’Italia si trova al 4/o posto di questa graduatoria, con l’84 per cento degli intervistati che dichiara che la cattiva burocrazia è un grosso problema. Solo la Grecia, la Romania e la Francia presentano una situazione peggiore della nostra, mentre il dato medio dell’Unione europea si attesta al 60 per cento. Se, invece, ritorniamo alla nostra elaborazione su dati della Commissione europea, sono ugualmente impietosi anche i risultati che emergono dalla comparazione sulla qualità della Pubblica Amministrazione a livello regionale. Rispetto ai 192 territori interessati dall’analisi realizzata nel 2017, le principali regioni del Centro-Sud d’Italia compaiono per 8 volte nel rank dei peggiori 20, con la Calabria che si classifica addirittura al 190/o posto. Come per il confronto a livello nazionale, il risultato finale è un indicatore che varia tra 100, ottenuto dalla regione finlandese Åland (prima), e lo zero alla regione bulgara dello Severozapaden. Per quanto riguarda le nostre regioni, quelle del Nord registrano performance migliori, ma nella classifica generale sono nella parte bassa: al 118/° posto a livello europeo troviamo il Trentino Alto Adige (indice pari a 41,4), la realtà territoriale più virtuosa d’Italia, seguito a pari merito dall’Emilia Romagna e dal Veneto (indice pari a 39,4) che si collocano rispettivamente al 127/o e al 128/o posto della classifica generale. Subito sotto troviamo la Lombardia (38,9), che è 131/a, e il Friuli Venezia Giulia (38,7), 133/a. Male, le regioni del Mezzogiorno: la Campania (indice pari a 8,4) è a 186/a, l’Abruzzo (6,2) 189/a e la Calabria, la peggiore tra le italiane, è addirittura 190/a, con un indice di soli 1,8 punti.

Giulia Bongiorno, ministro per la pubblica amministrazione, ha detto che “non abbiamo una Pa, ma tante Pa. Alcune corrono, altre sono alla preistoria. La sfida è difficile e richiede tempo, ma con nuove energie e con ricambio generazionale può finalmente partire rivoluzione digitale che trasformerà”. Recentemente il Governo ha approvato un provvedimento per la semplificazione. Speriamo che dia i suoi frutti. Vogliamo essere ottimisti, anche se decenni di storia ci inducono a essere cauti. D’altronde, lo stesso vocabolario, che registra anche i significati delle parole legati alla consuetudine, per burocrazia fornisce anche un’altra spiegazione: ” In senso astratto, il dominio o l’eccessivo potere della pubblica amministrazione, con l’improduttiva pedanteria delle consuetudini, delle forme, delle gerarchie; anche, a proposito di amministrazioni e organizzazioni non pubbliche, che ne ricalcano gli aspetti e, soprattutto, i difetti”. È detto tutto.

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