BUSTE A PAGAMENTO, IL MINORE DEI MALI

Quanta cagnara per 9-12 euro in più di spesa all’anno per le famigerate buste di plastica in cui mettere la frutta al supermercato! Li si doveva far pagare perché lo chiede l’Unione europea e noi ci siamo allineati in ritardo; è necessario che siano biodegradabili, altrimenti si inquina troppo. Era così semplice, costa così poco, eppure c’è stata una mezza rivoluzione (solo a parole, però). Il fatto è che non sono tanto i 9-12 euro, quanto il come è avvenuto ed è stato comunicato il provvedimento e, soprattutto, perché quella manciata di spiccioli rappresenta la classica goccia che fa traboccare il vaso. Già, perché va detto che si tratta del più infinitesimale tra gli aumenti che da quest’anno (come tutti gli anni) attentano (nel senso che compiono un attentato) alle nostre tasche. Intanto, va detto che quei soldi già si spendevano, perché rientravano nei costi di esercizio che l’impresa poi “spalma” sui prezzi finali dei prodotti. Quindi, ora si pagano due volte perché nessuno cancellerà quella voce occulta del passato, ma aggiunge, ben visibile sullo scontrino, il costo del sacchettino. Poi, sorge il dubbio di qualche favoritismo. Infatti, è stato anche detto che è una questione igienica: allora, perché, in entrambi i casi, dal fruttivendolo si può imbustare tale e quale a prima? Solito mistero italico…

Non è un mistero, invece, che quest’anno ogni famiglia spenderà in media circa mille euro in più per ottenere gli stessi (dis)servizi.  La somma orientativa tiene conto di una media emersa tra le stime fatte da diverse associazioni di consumatori (Adusbef, Codacons, Federconsumatori ecc.). La botta principale la prenderanno i pendolari, sia quelli che possono usare i mezzi pubblici (treni e autobus porteranno via 75 euro in più) sia gli altri. Immediato e più veloce di tutti, è stato dal primo gennaio l’aumento dei pedaggi autostradali che sono stati consentiti alle società concessionarie. Quelle che hanno ottenuto i maggiori aumenti sono: RAV (Tratta Aosta Ovest – Morgex, 52,69 per cento), Strada dei Parchi (+12,89%), Autostrade Meridionali (5,98%), Torino-Milano (+8,34%), Milano Serravalle (+13,91%). Tutte le altre si accontentano di un +3 per cento, tranne la Asti-Cuneo: 0,00 per cento!!!! Una bella botta per i pendolari che in alcuni casi vedranno il 30 per cento del loro stipendio disperdersi tra un casello e l’altro. Costeranno di più anche il solito carburante per autotrazione (157 euro, praticamente, tre pieni!), e l’abbinata luce-gas. L’Autorità per l’Energia ha calcolato un incremento medio del 5,3% per l’elettricità e del 5% per il gas. Tradotto in soldoni, 79 euro (51 per il gas, 28 per la luce), ma non è escluso che si possa arrivare addirittura a 93 euro. La colpa è sempre degli altri: in questo caso del dimezzamento della capacità del gasdotto Italia-Olanda (sarà vero? Chi lo controlla?). Ancora: gli aumenti di prezzo stimati per generi alimentari incideranno sui bilanci familiari per 163,70 euro, un aumento su base annuale dell’1,70%; per spedire una raccomandata per l’Italia occorreranno 50 centesimi in più e per l’estero 65. Il servizio per la raccolta dei rifiuti salirà di 49 euro e quello per la distribuzione dell’acqua di 24,20. Eppoi ci sono tanti altri aumenti sparsi: l’assicurazione dell’automobile (+25 euro, tanto per gradire), ticket sanitari (+55 euro), mense e libri scolastici (97 euro). C’è poi il capitolo cellulari e Sky: queste aziende stanno elaborando il sistema per far fronte all’obbligo di tornare alla fatturazione annuale. Infatti, da qualche mese e fino ad aprile le fatture riguardano un periodo di 4 settimane, cioè 13 in un anno. Un espediente che aveva di fatto aumentato i loro introiti (e le nostre spese) dell’8,6 per cento. Ora che dovranno tornare alla fatturazione mensile (quindi, 12 bollette mensili o sei bimestrali), qualcuno si aspetta che dicano addio all’importo di quella fattura in più che porta milioni? Inoltre, ci sono le quote dei vari ordini professionali. Alcuni hanno deciso di non procedere ad alcun aumento, come quello dei giornalisti, data la crisi che strangola il settore. Ma gli altri? Infine, non si hanno notizie di aumenti degli importi delle multe per gli automobilisti indisciplinati, ma molti Comuni hanno già previsto nei bilanci somme superiori al passato (fino al 15 per cento). Ciò significa maggiori controlli e tolleranza zero, per incassare di più.

A proposito di crisi e aumenti: non è diventato definitivo in questa legislatura il blocco triennale (scadeva a fine 2017) degli stipendi dei 2.200 dipendenti di Camera e Senato della Repubblica Italiana. Il che significa che salta il tetto dei 240 mila euro l’anno (che interessa 60 dei 137 funzionari apicali) e torneranno in auge i vecchi stipendi anche di barbieri (da 99 mila fino a 136 mila euro l’anno), informatici (da 106 a 156 mila) e consiglieri parlamentari (fino a 358 mila euro) che sono al servizio degli onorevoli deputati e senatori. È una buona notizia, o no?

MAGHI E CREDULONI, UN AFFARE MILIONARIO

Come sarà l’anno che verrà? Buono, ottimo, eccellente, in una parola: positivo. Per tutti. Lo sappiamo con certezza perché abbiamo consultato gli oroscopi e qualche cartomante, e tutti – dico tutti – hanno assicurato che andrà sostanzialmente bene. Certo, per qualcuno potranno esserci dei giorni così così, per altri critici, ma alla fine tutto si risolverà per il meglio. Quindi, ci aspettano 12 mesi al termine dei quali saremo certamente più… maturi di un anno, ma certamente più ricchi, o più innamorati o amati, o più in salute, o promossi sul lavoro o non più disoccupati. Insomma, migliori di come abbiamo cominciato questo 2018. Uno dei maggiori siti internet di astrologia ha scritto con toni positivi: “Una novità grande e grossa per gli amici del Toro, che dovranno prepararsi a grandi trasformazioni.Anche per gli amici dello Scorpione sarà un anno fondamentaleAndranno finalmente bene i Capricorno buona parte dell’anno potrebbe assistere all’espansione degli amici di Pesci, Capricornoe Vergineche finalmente riprenderanno fiducia in loro stessi… Quando il pianeta dell’espansione e del benessere passerà in Sagittario si ricorderà degli amici del Sagittario, del Leone, dell’Ariete, dell’Acquario e della Bilancia”. Come si vede, sono compresi tutti i dodici segni zodiacali, perciò andrà bene a chiunque. Non può essere, direte voi. Beh, in effetti è incredibile. Eppure, ci sono milioni di italiani che consultano l’oroscopo; c’è chi ci crede, ci spera, oppure chi pensa “non è vero, ma non si sa mai”. Il guaio è che c’è chi non solo ci crede, ma addirittura si spinge oltre: consulta maghi, medium, illusionisti e astrologi per farsi annunciare nei particolari se troverà lavoro, amore (per sé o per i figli), che fine farà qualche amico o nemico.  È stato calcolato che si tratta di almeno tredici milioni di persone, praticamente oltre il 20 per cento degli italiani, in una nazione di religione cattolica, sul cui territorio c’è lo Stato del Vaticano. 

Anche tra quanti si dichiarano cattolici ci sono moltissime persone che leggono gli oroscopi, credono nel malocchio e negli amuleti, addirittura vanno da maghi o fanno sedute spiritiche per evocare i morti. E qui siamo all’assurdo, perché religione e chiromanzia, magia e compagnia bella non vanno assolutamente d’accordo, anzi. Subito dopo la sua elezione al soglio pontificio papa Francesco ricordò che “Solo Gesù ci può salvare e nessun altro, tanto meno i maghi con le improbabili profezie dei tarocchi che ammaliano e illudono l’uomo moderno”. Il riferimento è all’articolo 2116 del Catechismo: “Tutte le forme di divinazione sono da respingere: ricorso a Satana o ai demoni, evocazione dei morti o altre pratiche che a torto si ritiene che “svelino” l’avvenire.La consultazione degli oroscopi, l’astrologia, la chiromanzia, l’interpretazione dei presagi e delle sorti, i fenomeni di veggenza, il ricorso ai medium manifestano una volontà di dominio sul tempo, sulla storia ed infine sugli uomini ed insieme un desiderio di rendersi propizie le potenze nascoste. Sono in contraddizione con l’onore e il rispetto, congiunto a timore amante, che dobbiamo a Dio solo”. Eppure, al risveglio e a una rinnovata ricerca del religioso, si accompagnano atteggiamenti e pratiche che rivelano come l’uomo moderno apparentemente così razionale, scientifico, sicuro di sé, sia psicologicamente molto fragile, pauroso e credulone al punto da far rivivere tutte le paure antiche e di ricorrere, per superarle, alla magia, alla superstizione, all’astrologia, allo spiritismo e ad altre pratiche anche peggiori.

Non c’è televisione, sito internet, giornale che non abbia sezioni dedicate agli oroscopi o pubblicità di maghi, cartomanti, astrologi e veggenti, un esercito di quasi 160 mila operatori. Tutto questo fa pensare che sui creduloni si riesce a fare soldi.  Infatti è così. L’associazione di consumatori Codacons ha stimato in oltre otto miliardi di euro l’anno il giro di affari generato in Italia dall’occulto. Tuttavia, l’importo potrebbe essere di molto superiore, dato che la quasi totalità delle prestazioni viene remunerata “in nero”. Si calcola che ogni giorno vi siano almeno trentamila consultazioni. Si va dai 30-50 euro delle consulenze veloci con tarocchi, carte, lettura della mano e frattaglie varie, ai 200-500 euro per un incontro con un guaritore della psiche, 300 euro per malefici e fatture contro qualcuno, 1.500 euro per contattare un defunto in una seduta con uno spiritista, fino ai 2.000-3.500 euro per partecipare a un rito satanico. Senza contare la vendita di talismani che proteggono da malefici e invidia (da 25 a 1.250 euro). Come si vede, unsettore opaco e sommerso in continua espansione, anche grazie a internet. Infatti, mentre una volta questi ciarlatani venivano contattati soprattutto attraverso il passaparola, oggi spesso il primo approccio avviene sul web e addirittura ci sono maghi-maghetti-veggenti che hanno una propria applicazione che l’ingenuo di turno può scaricare sullo smartphone per farsi spennare meglio.Promettono una disponibilità 24 ore su 24 e soluzioni concrete per “lavoro, amore e fortuna”. I numeri da chiamare hanno quasi tutti il prefisso 899, con tanto di tariffario al minuto che oscilla dagli 80 centesimi con scatto alla risposta a un 1,20 euro. Alcuni offrono “pacchetti” che possono andare da 30 a 150 minuti di consulto. Alla chiusura della telefonata si può arrivare tranquillamente a 120 euro. I pagamenti possono essere effettuati tramite carta di credito classica o prepagata. Alcuni hanno inventato persino i talismani ricaricabili. Ogni mese, cioè, devono essere ricaricati di energia versando altro denaro. Lo scrittore americano Ambrose Bierce sosteneva che “la magia è l’arte di convertire la superstizione in moneta sonante”. Aveva ragione.

Ma cosa spinge tutta questa gente, spesso disperata economicamente o psicologicamente, a farsi prendere in giro? La speranza che conoscendo il futuro si possa modificare in meglio la propria esistenza, la difficoltà nel trovare un lavoro, problemi economici e la speranza di risolvere la propria situazione negativa. C’è chi vi si affida per motivi gravissimi di salute, sperando – più che credendo – che queste pratiche possano far guarire un tumore, per esempio. Sono tutti aspetti, questi, che inducono persone fragili e sole a cercare risposte nella cartomanzia, negli oroscopi a pagamento, nella magia, finendo a volte nelle mani di personaggi senza scrupoli che approfittano delle difficoltà e delle fragilità delle persone per truffarle e a volte, anche ad abusarne fisicamente. Invece, la risposta è dentro di noi.

COSTRUITE, COSTRUITE, QUALCUNO SANERA’

Cosa c’entra la ricostruzione di un ponte crollato al Nord, con decine di case abusive costruite al Sud? C’entra, c’entra. Lo vedremo quest’anno, quando entrerà in piena attuazione il decreto per l’abbattimento e la ricostruzione il ponte “Morandi”, crollato nell’agosto del 2018 a Genova. In quel documento sono state inserire poche righe che condonano le case abusive a Ischia, rendendo legali, e quindi beneficiarie dei contributi statali, anche quelle costruzioni che erano illegali! Il solito condono edilizio che, ciclicamente, si abbatte sulla rettitudine dei milioni di italiani che rispettano le regole e fa gioire coloro che fanno i furbi, sicuri che prima o poi la faranno franca. Perché costruire in modo abusivo sembra una cosa talmente normale, che nessuno ci fa più caso. Anche perché, quand’anche la magistratura dovesse disporre l’abbattimento dei fabbricati, ben difficilmente ciò avviene. Ricordate i nove morti dell’ottobre scorso in Sicilia, quando l’esondazione di un fiume si trascinò a Casteldaccia una villetta per la quale era stato addirittura ordinata la demolizione? Ebbene, era ancora al suo posto; addirittura il proprietario aveva ottenuto la residenza in quel manufatto, affittato negli ultimi tempi alla famiglia di quelle povere vittime! Da noi si costruisce ovunque, in riva al mare, vicino ai corsi dei fiumi, in aree protette, sui terreni demaniali. Insomma, dove capita, tanto arriva un condono e tutto si sana. E se non dovesse arrivare? Le possibilità che si debba abbattere la casa sono talmente infinitesimali, che vale la pena correre il rischio. Anche perché la prescrizione vale pure per le irregolarità edilizie! Comunque, i riflettori si accendono solo in sporadiche occasioni, come le alluvioni, spesso letali proprio in zone dove cemento e mattoni hanno preso il posto – senza concessione edilizia, ma con qualche condono – degli alberi, dove si fa manutenzione nei quartieri abusivi mentre non si puliscono le strade, i canali di scolo ecc. Per il resto, se non ci sono vittime, tutto va nel dimenticatoio e gli stessi Comuni tendono a non smuovere troppo le acque.

Se ne ha conferma da un dossier di Legambiente: solo il 22,6 per cento dei Comuni interpellati (1.804) ha fornito i dati sull’abusivismo, altri 6.094 hanno temporeggiato all’italica maniera, facendo orecchie da mercante, e 84 hanno risposto brutalmente picche! L’indagine è stata realizzata analizzando il fenomeno dal 2004, anno successivo all’ultimo condono edilizio, e il quadro complessivo che emerge rappresenta la sostanziale inerzia di fronte all’abusivismo e alle prescrizioni di legge rispetto alle procedure sanzionatorie e di ripristino della legalità. Il fatto che la stragrande maggioranza non abbia risposto alla richiesta dei dati, dimostra che siamo di fronte a informazioni gelosamente custodite. Perché? Ma è ovvio: anche chi costruisce abusivamente vota. La platea degli interessati aumenta notevolmente ove si consideri che il segnale trasmesso: caro concittadino, non preoccuparti, sistemati come puoi perché io non vedo…

Eppure non si tratta di un fenomeno marginale, nonostante negli ultimi trent’anni siano stati varati ben tre condoni edilizi (il condoncino di Ischia fa scuola ma non testo), che hanno prodotto 15 milioni di pratiche e un danno consistente alle casse del Paese. Cinque milioni di pratiche risultano inevase, perché i Comuni hanno rinunciato a procedere, perdendo così 21,7 miliardi di euro, pari a 1,4 punti del Pil. Un esempio dell’abusivismo è il quartiere “Zen” di Palermo: la Procura ha accertato che molti porticati dei palazzi popolari sono stati trasformati in mini-appartamenti abusivi dove servizi di gas ed energia erano forniti alle famiglie dalla mafia.

Il condono edilizio è un provvedimento che consente a un cittadino di sanare la propria posizione con la giustizia, nel caso in cui sia proprietario di edifici costruiti senza rispettare la legge. Lo Stato, così, gli permette di evitare una condanna a fronte del pagamento di alcuni oneri. Negli ultimi decenni, in Italia sono stati promulgati tre condoni edilizi, con la legge n. 47 del 28 febbraio 1985; la legge n. 274 del 23 dicembre 1994; e il decreto-legge 30 settembre 2003, n. 269, convertito, con modificazioni, dalla legge 24 novembre 2003, n. 326. Semplificando: un cittadino proprietario di un edificio costruito illegalmente può fare domanda di condono al proprio comune, che ha la facoltà di legittimargli l’abuso edilizio. 

Nel “Primo rapporto sul condono edilizio in Italia” – realizzato dal Centro Studi di Sogeea, sui dati di tutti i capoluoghi di provincia, di tutti i Comuni con una popolazione superiore ai 20.000 abitanti e di un campione ponderato e rappresentativo del 10% di quelli con popolazione inferiore a tale cifra –  si afferma che in Italia rimangono ancora 5.392.716 domande da evadere, circa un terzo delle domande presentate, cioè15.431.707.Tra le città, Roma è in testa alla classifica sia nelle domande presentate (quasi 600 mila) che in quelle ancora in attesa di risposta (oltre 213 mila). Nella prima graduatoria è seguita da Milano, Firenze, Venezia e Napoli; nella seconda, da Palermo, Napoli e Bologna. Per quanto riguarda le regioni, il Molise, solitamente nella parte bassa di ogni classifica, stavolta svetta: è primo con oltre il 41,5 per cento di case abusive: per ogni 100 case autorizzate dai Comuni, 71,1 sono abusive; seguono Campania (39%) e Calabria (36%), mentre le “più virtuose” sono Trentino Alto-Adige (2,0), Piemonte (5,8) e Valle d’Aosta (5,8). 

Tutto questo, in barba ai soliti… onesti e al mercato, con un’economia sommersa che sfugge alle regole e alle imposte. Infatti, costruire una casa abusiva può costare anche la metà di una costruzione in regola, perché tutta la filiera ha un prezzo ridotto: i materiali acquistati in nero, la manodopera pagata in nero, nessuna spesa per la sicurezza sul cantiere, nessun pagamento dell’Imu…Quando si dice che il mattone è una sicurezza: quello abusivo costa di meno.

TROPPE TASSE!

Non se ne può più: si pagano troppe tasse! Alzi la mano chi, almeno… dieci volte in vita sua, non abbia pronunciato questa frase. Allora, cominciamo con alcuni distinguo: tasse e imposte non sono la stessa cosa. Le imposte sono un prelievo coattivo effettuato dallo Stato per sostenere la spesa pubblica: si differenziano dalle tasse in quanto non corrispondono ad una prestazione, ma sono un’entrata del bilancio statale. Le tasse, invece, sono un tributo corrisposto allo Stato o a un altro ente pubblico per il godimento di certi servizi (scuola, raccolta rifiuti, sanità, casa ecc. ecc). La differenza, però, non attenua l’esborso di denaro: in un caso o nell’altro, sono sempre soldi da pagare! Seconda precisazione: non è assolutamente vero che l’Italia è il Paese dove i contribuenti vengono spellati vivi più che altrove. Ci sono fior di Repubbliche o di Monarchie dove la pressione fiscale (il rapporto percentuale tra il prelievo fiscale e parafiscale, cioè i contributi sociali, e il prodotto interno lordo) è maggiore. In Europa siamo al sesto posto, assieme alla Svezia (con una tassazione complessiva pari al 43,3% del Pil), alle spalle di Danimarca (al 46,6%), Francia (45,5%), Belgio (44,8%), Finlandia (44%) e Austria (43,5%). Attenzione, però: si tratta di Paesi che solo apparentemente stanno peggio di noi, perché nella realtà hanno uno stato sociale e servizi che noi ci sogniamo. Ma con un colpo di reni, riusciamo a superare tutti in vista del traguardo e a vincere il premiolino della pressione fiscale effettiva, cioè quella calcolata in base al rapporto tra il carico fiscale sui contribuenti e il PIL depurato dall’economia sommersa (evasione fiscale). Questa la classifica mondiale della Pressione fiscale effettiva, redatta da Confcommercio (vi proponiamo i primi 15 posti): Italia: 54%: Danimarca: 51,1%; Francia: 50,3%; Belgio: 49,3%; Austria: 46,8%; Svezia: 46,7%; Norvegia: 42,3%; Olanda: 40,8%; Regno Unito: 40,4%; Spagna: 36,7%; Australia: 34,8%; Canada: 31,9%; Irlanda: 28,4%; Stati Uniti: 27,9%; Messico: 26,2%.

Importante è però capire anche come questa pressione fiscale sia distribuita; secondo dati de Il Sole-24 ore, circa l’ottanta per cento di questa pressione sarebbe a carico dei lavoratori dipendenti del settore pubblico e privato e dei pensionati, con un quinto delle entrate derivanti dai lavoratori autonomi. Il punto principale, in questo caso, non è la quantità della tassazione, bensì la sua qualità; o per meglio dire, la risposta alla seguente domanda: come utilizza lo Stato i proventi dei prelievi fiscali? In Italia i soldi vengono spesi generalmente male, a giudizio dell’Istituto di ricerche e studi economici “Bruno Leoni” secondo il quale “L’Italia non è in crisi fiscale per carenza di entrate: è il peggiore Paese d’Europa per moltissime tipologie di imposte, e uno dei peggiori per le altre. Lo Stato Italiano soffre di bulimia, veniamo dopo Belgio, Finlandia, Francia, Danimarca e Svezia, paesi in cui la qualità della spesa è però ben superiore, offrendo servizi pubblici che lo Stato Italiano non è in grado di fornire”.

Niente, paura, in quanto all’interno dello Stivale vi sono zone dove si paga di più ed altre dove la pressione è inferiore. Attenzione, però: perché le differenze vi sono anche a seconda se a pagare è il cittadino o un’impresa. Per esempio, se si considerano le tasse comunali, gli abitanti della Liguria sono i più tartassati, con una media di 703 euro (a persona, compreso il neonato, non a famiglia!), seguiti da quelli che vivono nel Lazio (596 euro) e in Toscana (581 euro); i più fortunati sono i calabresi (298 euro), i lucani (310 euro) e i molisani (354 euro). Sopra la media nazionale si posizionano: Emilia Romagna (570 euro), Piemonte (500 euro), Lombardia (498 euro). Sotto la media: Veneto (479 euro), Umbria (464 euro), Abruzzo (451 euro), Marche (429 euro), Puglia (389 euro), Campania (377 euro).

È stato calcolato che fino ai primi giorni di luglio il contribuente lavora per il fisco e dopo per sé stesso. Beh, per le aziende, soprattutto quelle medio-piccole (Pmi), ciò non è vero. In quei casi si arriva ad agosto o, addirittura, a settembre. La Confederazione nazionale dell’artigianato (CNA) ha calcolato che nel 2017 per le sole Pmi le cose andranno peggio, con una pressione fiscale in costante aumento: quest’anno il “total tax rate” (il peso complessivo del fisco) salirà al 61,2% (in Gran Bretagna è la metà), di poco inferiore al 63,9% del 2014, mentre il “tax free day” (cioè il giorno in cui si comincia a guadagnare per sé) è stato anticipato in media dal 10 agosto del 2016 al 30 luglio. Con sostanziali differenze territoriali: per le Pmi di Trento è sceso addirittura al 16 luglio, per quelle di Reggio Calabria il 24 settembre.

Ma quante sono le imposte/trasse in Italia: difficile fare un calcolo preciso (andrebbero contemplate anche quelle inserite nella benzina, comprensive della guerra in Eritrea e del terremoto nel Belice). Abbiamo cercato di comporre un elenco il più esaustivo possibile. Lo proponiamo, avvertendo il temerario lettore di poter incorrere in un violento attacco di bile. A livello nazionale: IRPEF (reddito persone fisiche), IRES (reddito società), IVA, imposta di registro, imposta di bollo, imposte ipotecarie e catastali, imposta sulle assicurazioni, IRAP, imposta di successione e donazione, tasse sui contratti di borsa, tasse sulle concessioni governative, imposta sul valore degli immobili all’estero (Decreto Monti), imposta sul valore delle attività finanziarie detenute all’estero (Decreto Monti), imposta sulle attività oggetto di scudo fiscale (Decreto Monti), tasse su imbarcazioni, aerei ed elicotteri (Decreto Monti), accise e dazi doganali. Io inserirei anche il contributo unificato per gli atti giudiziari. A livello regionale le principali sono: IRAP e addizionale regionale IRPEF. A livello provinciale e comunale: IMU (Decreto Monti), tassa per l’occupazione di spazi e aree pubbliche (TOSAP), tassa per lo smaltimento dei rifiuti solidi urbani (TARSU), imposta comunale sulle pubblicità e diritto sulle pubbliche affissioni. Ci possono, inoltre, essere altri tributi minori prelevati da ciascun comune o provincia, come, ad esempio, la tassa comunale di soggiorno che i turisti pagano quando vanno in albergo (di solito due euro per persona, al giorno). Benjamin Franklin, che tra i tanti lavori svolse anche quello di inventore e di presidente degli Stati Uniti, diceva che “in questo mondo non v’è nulla di sicuro, tranne la morte e le tasse”. Il fatto è che la prima la si incontra solo una volta mentre con le tasse o imposte abbiamo a che fare tutti i giorni.